Con la sentenza n. 7110/2026, il Consiglio di Stato ha chiarito la portata del conflitto di interessi nel nuovo Codice dei contratti pubblici (art. 16 d.lgs. n. 36/2023). Da un lato, i giudici hanno confermato che la norma tutela una fattispecie di pericolo, estendendosi anche ai rischi potenziali pur di difendere la concorrenza e la par condicio.
Dall'altro lato, però, è stato introdotto un regime probatorio estremamente rigoroso: chi contesta un'aggiudicazione eccependo l'incompatibilità deve superare un duplice onere. Non è infatti sufficiente denunciare una situazione in via astratta o basandosi solo sulla posizione formale ricoperta in passato; occorre allegare dati oggettivi, specifici e documentati relativi a mansioni effettivamente svolte, dimostrando che gli interessi in gioco sono concretamente inconciliabili.
Nel caso esaminato, il ricorso è stato respinto proprio perché l'appellante si è limitato a sostenere l'esistenza di un vantaggio competitivo senza riuscire a provare il rischio effettivo e reale di un'interferenza nella gara.




